| |
Interdizione
Sequestro del malato
E’ il nuovo corso del potere sanitario contro la libera scelta?
1 marzo 2004 - Nerina
Negrello presidente della «Lega nazionale contro la predazione di organi e
la morte a cuore battente» - www.antipredazione.org
Sembrerebbero
emersi i presupposti di una 'particolare' incapacità di intendere e di volere
“a fronte dell'urgenza”. Ciò significa che neppure dalla sentenza la
signora risulta totalmente incapace di intendere e di volere. In questo caso non
si deve nominare un tutore, ma un curatore. Infatti la malata è capace di
esprimere una sua volontà, non è in coma. L'atto di straordinaria
amministrazione è compiuto dal “parzialmente incapace” con l'assistenza del
curatore che non sostituisce la volontà del malato. Secondo noi il
tutore sarebbe stato nominato su basi erronee.
Il figlio/a, tutore, diventa insieme aguzzino e vittima perché sarà lui a
firmare quella violenza sulla madre e cadrà su di lui, non sulle autorità
sanitarie, la responsabilità e il rimorso.
Orrore nell'orrore: è stato annunciato che “adotteranno” il protocollo che
prevede che neppure il malato sappia il momento preciso in cui si procederà
all'operazione. Happening sanitario?
Pare
che i medici non abbiano ancora capito che rifiutare una terapia o un intervento
chirurgico non è eutanasia e nemmeno suicidio. Qualcuno cavalca questa forzata
associazione chiamandola “eutanasia passiva” per imporre interventi e
terapie contro la volontà della persona, nascondendosi dietro il cartello
“salviamo la vita”. Niente di più falso. Ben altri interessi scorrono
dietro le quinte di questi salvatori. Di bontà in bontà si sta trasformando il
cittadino in cavia, al servizio della sperimentazione, delle ambizioni, dei
profitti oppure del “risparmio”. Casi come questo servono ad abituare
l'opinione pubblica a rinunciare alle proprie idee e a lasciare mano più libera
agli addetti ai lavori sanitari.
Altri medici più coscienti manderebbero la signora in un ospedale specializzato
in trattamenti vascolari: laser terapia, ozonoterapia ecc. per evitare di
amputare il piede come si faceva 50 anni fa.
Si riesce a tenere attaccata una mano trapiantata nonostante l'assenza di
microcircolo e non si può curare quel piede? La malata venga mandata a Monza
dove hanno eseguito il trapianto di mano o in altro centro specializzato,
ammesso che la sua salute interessi davvero. La volontà della signora non è
quella di morire, ma quella di tenere sotto controllo il male senza amputare il
piede.
Da
qualche tempo notiamo che i medici ospedalieri mettono i pazienti in condizione
di dover accettare per forza quello che loro propongono (asportazioni,
amputazioni, trapianti) in quanto negano i percorsi terapeutici meno
traumatizzanti per il paziente, ma necessariamente più costosi ed impegnativi
per il medico.
A livello più generale noi oppositori di questa violenza viviamo l'interdizione
e il sequestro di questa malata come un nuovo corso del potere sanitario che
vedendosi sfuggire i malati e il loro consenso cerca il modo si salvare il
business anche attraverso metodi coercitivi. Ci troveremo, come già è
successo, col fegato trapiantato a maledire i fanatici del “salviamo la
vita”?
Ribadiamo il principio che il corpo non appartiene né alla Stato, né ai
medici, né ai giudici, né ai familiari influenzati da queste autorità.
Nerina Negrello, Presidente
|