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Piccolo DODECALOGO della sicurezza di: Paolo Attivissimo Utilissimo per chi vuol salvaguadarsi o
semplicemente saperne di più sulla rete e le sue "maglie"
Le ragioni di questa regola sono fondamentalmente due:
Lo so che è una proposta radicale e apparentemente insensata, ma il fatto è
che usare Linux (che ormai offre tutte le stesse potenzialità e applicazioni di
Windows, a patto di studiare un po') o Mac (che le offre da un pezzo, sia pure a
caro prezzo) elimina in un sol colpo tutti
i vostri problemi di sicurezza. Nessun virus, worm o allegato infetto può farvi
nulla se la vostra macchina Linux o Mac è correttamente configurata. La cosa
interessante è che i sistemi operativi alternativi vengono automaticamante
configurati correttamente per la sicurezza. Windows no. Se ritenete che sia davvero impossibile abbandonare Windows, allora leggete
le regole successive: vi permetteranno di rendere Windows meno
insicuro.
Un esempio di buon antivirus, oltretutto gratuito, è AVG
Free (http://www.grisoft.com). E'
quello che uso io sulla mia unica macchina Windows rimanente (le altre usano
tutte Linux), e funziona. E per l'amor del cielo, ricordatevi di tenere
aggiornato il vostro antivirus. Escono virus nuovi letteralmente tutti i
giorni, e l'antivirus li può riconoscere soltanto se lo aggiornate. Avere
un antivirus non aggiornato è intelligente quanto riciclare i preservativi
scaduti. Dovete aggiornarlo almeno una volta la settimana e
preferibilmente una volta al giorno. E' un obbligo,
non un consiglio, altrimenti l'antivirus non serve assolutamente a nulla. Non commettete l'errore di pensare "a
me l'antivirus non serve, tanto non apro gli allegati". Molti
virus sono in grado di colpire le macchine Windows anche senza che apriate un
allegato (un esempio per tutti è il famigerato MSBlaster). Molte versioni dei
programmi Microsoft meno recenti tuttora in circolazione, inoltre, aprono automaticamente
gli allegati. Alcuni virus, se colpiscono computer con Internet Explorer
e/o Outlook Express non recenti, riescono a farsi eseguire semplicemente visualizzando
l'anteprima del messaggio al quale sono allegati. L'antivirus non va usato soltanto sugli allegati che ricevete via Internet,
ma su tutti i file che arrivano al vostro
computer da qualsiasi fonte: quindi anche sulla musica che scaricate, sui
programmi che prelevate da Internet o dai CD allegati alle riviste, sui video,
insomma su tutto, compresi i file che ricevete da altri utenti della vostra rete
locale. Un virus può annidarsi anche in un
dischetto o in un CD: anzi, prima del boom di Internet questo era il loro
metodo di diffusione principale. Anche se l'antivirus vi dice che un file che
avete ricevuto nella posta è "pulito", non fidatevi. Passa un
certo tempo (qualche ora o più) fra quando inizia la circolazione di un nuovo
virus e il momento in cui viene reso disponibile l'aggiornamento dell'antivirus
che lo riconosce. Verificate sempre che il
mittente voleva davvero mandarvelo. Almeno una volta la settimana, eseguite una
scansione completa del vostro computer subito dopo aver aggiornato l'antivirus. Ricordate che l'antivirus non protegge contro
i "dialer" (i programmi presenti in tante pagine Web che
promettono di farvi scaricare suonerie, musica o pornografia gratis se solo
cliccate su "Sì"). Trovate un approfondimento qui.
Un firewall è l'equivalente digitale di un
buttafuori. Serve a tenere fuori gli indesiderati e a far passare
soltanto i dati che autorizzate a circolare. E là fuori, su Internet, ci sono
tanti individui indesiderati e indesiderabili. Windows XP è dotato di un firewall, ma è
normalmente disattivato (verrà attivato automaticamente nelle prossime
versioni). Il che è profondamente stupido, come mettere una porta blindata in
casa e non chiuderla a chiave. Navigare in
Internet con Windows senza firewall significa cercarsi guai. Non perdete tempo ad attivare questo firewall integrato in Windows: per ammissione della stessa Microsoft, è un colabrodo (http://support.microsoft.com/default.aspx?scid=kb;EN-US;Q306203) e comunque non blocca il traffico uscente dal vostro computer, per cui un virus che vi infetta può lanciare attacchi dal vostro PC verso altri utenti senza che il firewall Microsoft lo fermi in alcun modo. Procuratevi un firewall separato, come
ad esempio Zone Alarm (gratuito, http://www.zonelabs.com);
ma l'ideale, se potete permettervelo, è un firewall
hardware: un aggeggio (che può anche essere un vecchio computer con su
Linux) dedicato all'unico scopo di filtrare il traffico da e verso Internet. Gli esperti storceranno il naso, ma usare
Zone Alarm è sempre meglio che esporre a Internet un computer indifeso.
E' come un casco per la moto: non vi salverà la vita se vi centra un carrarmato,
ma vi proteggerà dagli incidenti più comuni. Zone Alarm sostituisce egregiamente il firewall di Windows, e in più vi permette di decidere quali programmi sono autorizzati a trasmettere dati dal vostro computer verso Internet e ad accedere alla Rete. Questo vi consente, per esempio, di non autorizzare Internet Explorer (programma estremamente vulnerabile) a uscire su Internet, ma di autorizzare invece un programma alternativo (di cui vi parlerò tra poco).
Come qualsiasi software, anche il software Microsoft ha numerose vulnerabilità,
che vengono scoperte e corrette man mano dalla comunità degli informatici e da
Microsoft stessa. Le correzioni vengono distribuite esclusivamente
da Microsoft, spesso con cadenza quasi settimanale,
sotto forma di programmi scaricabili gratuitamente da Internet. Non
vengono mai distribuite come allegati a e-mail. In Windows è integrata una funzione, denominata Windows
Update, che provvede ad automatizzare il procedimento per chiedere a
Microsoft se ci sono nuove correzioni e poi scaricarle e installarle. Molti utenti non permettono questo
aggiornamento automatico del loro computer. Temono l'effetto "Grande
Fratello" (quello orwelliano), ossia che Microsoft usi queste patch
per intrufolarsi nel loro computer e faccia lo spione. A parte il fatto
che salvo casi rarissimi a Microsoft non potrebbe fregar di meno di quello che
contiene il computer dell'utente medio, chi ha queste paranoie non ha capito che
se Microsoft o chi per essa volesse entrargli nel computer, potrebbe sfruttare
proprio le vulnerabilità che le patch
vogliono correggere. In altre parole, non
aggiornare Windows è stupido. E poi scusate, se non vi fidate di Microsoft, perché diavolo continuate a
usare i suoi prodotti? Un esempio lampante delle conseguenze di questa diffusa incoscienza è la
devastazione causata ad agosto 2003 dal virus (o più correttamente worm)
MSBlast/Lovsan. La patch che correggeva
la falla sfruttata da quest'aggressore era già disponibile un mese prima che
iniziasse a circolare il virus; persino il Dipartimento di Difesa statunitense
aveva diramato avvisi invitando gli utenti a scaricare la patch.
Ma milioni di utenti non l'hanno scaricata e installata, e pertanto si sono
infettati. Così imparano. Forse. Un'altra ragione più fondata per la quale molti utenti non installano gli
aggiornamenti Microsoft è che ogni tanto questi
aggiornamenti automatici non funzionano o addirittura guastano Windows.
Questo purtroppo effettivamente capita, anche se non molto spesso (http://www.pcworld.com/news/article/0,aid,105144,00.asp).
Pertanto è consigliabile fare un backup prima di installare queste patch. Questo non vuol dire che le patch non vanno installate; semplicemente vuol dire che vanno installate con cautela. La possibilità che la patch faccia danni esiste, ma è molto più remota della possibilità -- o meglio, della certezza -- di danni se non la installate. Se tutta questa tiritera di patch e backup vi sembra una scocciatura
eccessiva, valutate l'idea di passare a sistemi operativi alternativi, come
Linux o MacOS, per i quali le patch sono assai meno frequenti, con costi e
fastidi di manutenzione conseguentemente ridotti.
Internet Explorer è estremamente vulnerabile,
e le sue vulnerabilità sono quelle preferite dagli aggressori informatici,
perché sono facili da sfruttare e possono fare un elevatissimo numero di
vittime. Se usate Internet Explorer per visitare le pagine Web, vi esponete al rischio
di imbattervi in pagine Web che per il solo
fatto di essere visualizzate possono infettarvi il computer. Questo fatto
viene riconosciuto da Microsoft in quasi tutti i suoi advisory(comunicati
in cui annuncia l'esistenza di una falla e la procedura da adottare per
correggerla). Al posto di Internet Explorer, usate programmi alternativi come Opera
(http://www.opera.com, anche in
italiano) o Mozilla (http://www.mozilla.org),
in italiano presso http://members.xoom.virgilio.it/mozdoesit/),
entrambi disponibili gratuitamente. Al posto di Outlook Express, usate alternative come queste:
Il vantaggio dei programmi di posta alternativi è che a differenza di
Outlook Express non si appoggiano a Internet Explorer per visualizzare i
messaggi (o possono essere impostati in modo da non farlo): li visualizzano come
testo semplice, disattivando pertanto qualsiasi
contenuto pericoloso. Outlook Express, invece, usa Internet Explorer per
visualizzare i messaggi (perlomeno nelle versioni meno recenti), per cui è
possibile confezionare un e-mail che attacca l'utente tramite una delle tante
falle di Internet Explorer. Inoltre, siccome i programmi alternativi sono meno diffusi dei prodotti Microsoft, le loro eventuali falle sono oggetto di minori attenzioni da parte degli aggressori informatici.
Ripeto: di qualunque tipo e
chiunque ne sia il mittente. Ripeto ancora: chiunque.
Perché insisto tanto sul "chiunque
ne sia il mittente"? Perché
una tecnica molto in voga fra gli autori di virus consiste nell'inviare alla
vittima un e-mail infettante che sembra provenire da una persona o azienda che
conosce e di cui si fida. Per esempio, gli autori dei virus spesso creano e-mail che fingono di provenire da Microsoft e dichiarano di contenere un allegato costituito da una patch di correzione per difendervi dall'ennesimo virus, mentre è in realtà è esso stesso un virus. Microsoft ha addirittura una pagina apposita di smentita (http://www.microsoft.com/italy/technet/solutions/security/falsi_bolletini.asp), che dice fra l'altro che è facile capire quando un e-mail che apparentemente ha come mittente Microsoft è in realtà fasullo: "Il messaggio non è firmato tramite la chiave PGP del Microsoft Security Response Center. Prima di inviare i bollettini, Microsoft appone sempre una firma digitale che è possibile controllare utilizzando la chiave pubblicata all'indirizzo http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/notify.asp. In caso di dubbi sull'autenticità di un bollettino ricevuto per posta elettronica, è possibile confrontarlo con le versioni ufficiali dei bollettini pubblicate sul sito Web Microsoft TechNet." [...] "I bollettini autentici non contengono mai un collegamento a una patch, ma rimandano alla versione completa del bollettino pubblicata sul sito Web di Microsoft, in cui è disponibile il collegamento alla patch." Un'altra tecnica molto diffusa fra i realizzatori di virus è attingere
alla rubrica degli indirizzi della vittima. Per esempio, un virus può
infettare il computer di un vostro conoscente, nella cui rubrica trova il vostro
indirizzo. Il virus poi confeziona un messaggio infetto in cui il mittente è
appunto il vostro conoscente e il destinatario è ciascuno degli indirizzi
presenti nella rubrica, e quindi arriva anche a voi. In questo modo, il
messaggio contenente il virus vi arriva da una fonte apparentemente affidabile,
e questo tende a farvi superare il naturale dubbio che avreste verso un allegato
proveniente da uno sconosciuto; così aprite l'allegato, infettandovi e
perpetuando l'infezione. Una ulteriore variante popolarissima di questa tecnica virale è usare
come falso mittente un indirizzo a caso tratto dalla rubrica della vittima.
Per esempio, l'utente tizio@tin.it viene
infettato: la sua rubrica contiene (fra i tanti) gli indirizzi di caio@libero.it
e sempronio@yahoo.com. Il virus
confeziona un e-mail contenente come allegato una copia di se stesso, indicando
come mittente non il vero mittente, come
nel caso precedente, ma un mittente falso
pescato dalla rubrica: in questo esempio, si spaccia per un allegato
proveniente non da tizio, ma da caio,
e diretto a sempronio. Questo crea una confusione pazzesca
che facilita la diffusione del virus: mentre nella tecnica precedente è facile
risalire all'origine dell'infezione e avvisare l'untore, perché il mittente
indicato nel messaggio virale è autentico, in questa tecnica il mittente
infetto è irrintracciabile. Sempronio riceve
un e-mail infetto che sembra provenire da caio,
ma in realtà proviene da tizio. Di
conseguenza sempronio pensa che sia caio
l'infetto, ma in realtà l'infetto è tizio,
che continua a restare infetto dato che nessuno lo avvisa del problema. In
compenso, tutti avvisano erroneamente caio
che è infetto, generando un ulteriore traffico di messaggi inutili e
confusionari.
E' facile perdere i propri dati. Il
disco rigido che li contiene si può scassare, una cliccata distratta li può
cancellare, un virus può devastarli, un crash di Windows può renderli
irrecuperabili, uno sbalzo di tensione può fulminarvi il computer, un ladro può
rubarvi il PC portatile. Eccetera. Fate dunque il backup (copia di sicurezza)
dei vostri dati. Copiateli su un CD (che è immune ai campi magnetici, a
differenza del disco rigido), copiateli a un altro disco rigido situato altrove
(in un altro computer, per esempio), copiateli su un portachiavi USB, insomma
fate quello che volete, ma fate il backup. Fatelo spesso. L'esatto significato di
"spesso" varia da persona a persona e da situazione a situazione. Il
criterio fondamentale è questo: quante ore (o giorni) di lavoro al computer
sareste disposti a rifare? La cadenza dei backup deve essere più ravvicinata di
quel periodo di perdita sopportabile. Fatelo SEMPRE. E' facile adagiarsi e
cominciare a pensare "tanto oggi cosa vuoi
che succeda" e smettere di fare il backup regolarmente. Ed è
proprio allora che la sfiga (che notoriamente ci vede benissimo) vi colpirà. Io
ne so qualcosa; i backup quotidiani di tutti i miei dati mi hanno salvato in
tante occasioni da disastri sia a livello professionale (perdita di lavoro) sia
a livello personale (diari, dati, foto, appunti, filmati che altrimenti avrei
perso per sempre). E collaudatelo! Può capitare che ci
sia un errore di scrittura o di procedura per cui il backup sembra essere stato
creato regolarmente ma in realtà è inservibile. Provate ogni tanto a
ripristinare qualche file di prova. Dal punto di vista della sicurezza
informatica, il backup è l'estrema linea di difesa. Il suo scopo è
intervenire quando ogni altra precauzione ha fallito e l'aggressore ha
compromesso il vostro computer. Se avete un backup, potete ripristinare la
situazione a com'era prima dell'attacco. Se non l'avete, siete in braghe di
tela.
La posta in formato HTML (quella che consente grassetti, corsivi e altri
effetti speciali) può veicolare contenuti pericolosi (virus, worm eccetera) che
possono essere eseguiti automaticamente,senza
che sia necessario aprire allegati. La posta HTML è una delle tecniche
preferite dagli autori di virus. La posta HTML
è male. L'e-mail di testo semplice è invece assolutamente
sicura. Rinunciare a qualche effetto tipografico è un sacrificio modesto compensato
da un enorme aumento della sicurezza. La vostra posta assumerà un aspetto più
spartano, ma ne vale la pena. Comunque anche nell'e-mail di testo semplice è
possibile "simulare" il grassetto e il corsivo usando espedienti: ad
esempio, si può **evidenziare** una parola oppure __sottolinearla__. Praticamente tutti i programmi di posta possono essere impostati in modo che inviino l'e-mail come testo semplice. Fatelo. Le istruzioni sono nel relativo manuale.
Questi nomi vi sono forse poco familiari: semplificando, identificano linguaggi di programmazione, nati per scopi non pericolosi, che però gli aggressori informatici hanno imparato a manipolare a fini vandalistici. Questi linguaggi consentono di annidare veri e propri microprogrammi all'interno di e-mail e pagine Web. Ovviamente un aggressore può usarli per creare microprogrammi ostili che danneggiano il vostro computer. Il guaio è che nell'impostazione normale di Windows questi
microprogrammi vengono eseguiti automaticamente. Per cui basta
visualizzare un e-mail o una pagina Web ostili contenenti questi microprogrammi
per infettarsi o essere attaccati, ad esempio obbligandovi a visitare un
determinato sito o depositando programmi-spia nel vostro PC. Imparate pertanto a disattivare l'esecuzione automatica di questi linguaggi. La procedura esatta dipende dal software che usate. Grazie alla poca furbizia di molti realizzatori di pagine Web, questa
disattivazione comporta che alcuni siti non funzionano più. Il rimedio è
semplice: riattivate l'esecuzione soltanto sui
siti di cui vi fidate e tenetela
disattivata quando visitate siti di cui non vi fidate. Meglio ancora, disattivatela
e tenetela disattivata, riattivandola solo
se assolutamente necessario (ossia se la pagina del sito fidato
non funziona se non riattivate l'esecuzione di questi linguaggi).
Se dovete distribuire documenti in forma elettronica, usate
invece il testo semplice (.txt), l'HTML o il formato Acrobat (PDF).
Rispetto a Word, questi formati hanno il vantaggio di non includere
automaticamente i vostri dati personali, vale a dire (per ammissione della
stessa Microsoft) "il vostro nome, le
vostre iniziali, il nome della vostra società o organizzazione, il nome del
vostro computer, il nome del server di rete o del disco rigido sul quale avete
salvato il documento, altre proprietà del file e informazioni riepilogative,
porzioni non visibili di oggetti OLE embedded, i nomi degli autori precedenti,
le revisioni e le versioni del documento, informazioni sul modello, testo
nascosto e commenti". Questo può condurre a figuracce spettacolari,
come ben sa il primo ministro inglese Tony Blair (http://www.apogeonline.com/webzine/2003/07/30/01/200307300101). Trovate maggiori ragguagli sull'entità del problema presso http://www.attivissimo.net/security/word_documents/word_documents.htm. I documenti Word sono da considerare pericolosi anche perché possono veicolare i cosiddetti macrovirus, ossia piccoli programmi annidati all'interno del documento Word che vengono eseguite automaticamente appena si apre il documento. Le recenti versioni di Word non eseguono più automaticamente le macro, ma è possibile indurre Word a eseguirle lo stesso (http://www.microsoft.com/technet/treeview/default.asp?url=/technet/security/bulletin/MS03-035.asp) a meno che l'utente installi una patch di correzione. Un altro motivo per cui conviene usare un formato diverso da Word per
distribuire documenti è che se usate Word
potete comunicare soltanto con gli utenti Windows (e, in misura limitata, con
quelli Mac). Gli utenti di altri sistemi operativi sono tagliati fuori.
Se volete essere sicuri che il vostro
interlocutore possa leggere il documento elettronico che gli inviate, usate i
formati che vi consiglio. Per il formato Acrobat, il programma di lettura è
disponibile gratuitamente per quasi tutti i sistemi operativi recenti. Generare documenti in formato Acrobat (PDF) è facilissimo: basta acquistare
un programma apposito, come l'originale
di Adobe o l'assai più economico Pdf995 (http://www.pdf995.com),
oppure usare uno dei tanti servizi di conversione online (reperibili digitando "convert
to pdf" in Google). In alternativa, potete usare la suite gratuita OpenOffice.org,
la cui versione 1.1 include un'opzione che consente appunto di salvare i
documenti in formato PDF.
Molti utenti hanno l'abitudine di installare programmi "per prova".
Non fatelo. Più cose installate nel
vostro computer, più vi esponete al rischio di cambiarne o appesantirne il
funzionamento. Un programma installato "per prova" può
decidere arbitrariamente di diventare quello che parte quando fate doppio clic
su un file, anche se voi ne usavate un altro e vorreste continuare a
farlo. Riportare il computer al funzionamento originale è un'impresa. Alcuni programmi, inoltre, si installano in
modo da partire automaticamente a ogni avvio, rallentando enormemente i
tempi di avvio del computer e occupandone inutilmente la memoria. Questo a sua
volta rallenta il funzionamento generale del PC. Per quanto riguarda il software pirata, viene naturalmente distribuito senza
alcuna garanzia di integrità. Nel caso migliore, può mancarne un pezzo,
per cui il software non funziona o fa danni ai vostri dati. Nel caso peggiore, il
software piratato può contenere virus o altri programmi-spia (i
cosiddetti trojan horse o "cavalli
di Troia") che vengono installati a vostra insaputa e permettono a un
aggressore di avere pieno accesso al vostro computer. E' una situazione assai
più frequente di quel che potreste pensare. Va da sé, inoltre, che il software pirata
non prevede assistenza tecnica. Per cui se non funziona o non sapete come
ottenere un certo risultato, vi dovete arrangiare. Soprattutto nel caso di Windows, le versioni piratate di solito non
consentono di scaricare i frequenti e indispensabili
aggiornamenti di sicurezza (patch).
Senza queste patch, il vostro Windows è un colabrodo. A parte queste considerazioni pratiche, piratare
il software è illegale e le pene sono pesanti. Esiste moltissimo
software legalmente copiabile e distribuibile (c'è addirittura Linux, un
sistema operativo completo che sostituisce Windows), per cui non avete alcuna
vera scusa che giustifichi la pirateria software.
La Rete è piena di falsi allarmi riguardanti virus inesistenti, che gli
utenti ingenui diffondono ad amici e colleghi credendo di aiutarli. In realtà
questi allarmi non servono a nulla, se non a generare insicurezza e traffico
inutile di messaggi. Il modo migliore per distinguere un vero allarme da uno falso è vedere se include un rimando a un sito di un produttore di antivirus. Se il rimando è autentico e descrive quanto indicato nell'allarme, allora l'allarme è autentico. Altrimenti, anche se ve lo manda il vostro migliore amico, è meglio diffidare e cancellare senza diffondere ulteriormente.
E' facilissimo creare un e-mail che
contiene un link ingannevole, che sembra rimandare a un sito regolare ma invece
vi porta da tutt'altra parte, ossia a un sito visivamente identico a quello
autentico ma in realtà gestito da truffatori. Questo sistema viene usato per
commettere frodi, ad esempio rubando password o
codici di carta di credito. Una delle più diffuse tecniche per creare
link ingannevoli è spiegata presso http://www.attivissimo.net/security/fakesites/fakesites.htm. La truffa più frequente funziona in questo modo: ricevete un e-mail che
sembra provenire dal servizio clienti di qualche banca, società o provider (Paypal.com,
per esempio), che vi avvisa di un "controllo a campione" o di un
"problema di verifica dei dati" e vi chiede di visitare il suo sito
usando il link cortesemente fornito nell'e-mail. Il link è visivamente a posto
(inizia con il nome del sito), ma è in realtà truccato in modo da mascherare
il fatto che cliccandovi sopra non si va al sito dell'azienda autentica, ma a un
sito falso che usa la medesima grafica e nel quale vi viene chiesto di immettere
i vostri dati, password compresa. Se lo fate, regalate al truffatore i vostri
codici di accesso, con tutte le ovvie e spiacevoli conseguenze del caso. Come faccio a sapere se queste regole funzionano?Sarà anche bello bardarsi con tutte queste tecniche di difesa, ma come si fa
poi a verificare che funzionano davvero? Se non potete metterle alla prova, non
vi rendete conto del fatto che sono così preziose e vi stanno silenziosamente
difendendo. Per verificare l'integrità del vostro
firewall, potete ricorrere ai test non distruttivi offerti da siti come Grc.com
(in particolare le pagine ShieldsUp!
e LeakTest) oppure HackerCheck
di Trend Micro, o anche ai miei piccoli test nel Browser
Challenge. I dettagli di come procedere saranno pubblicati in un libro e sul
mio sito se questo Dodecalogo striminzito riscuote successo. Per verificare l'efficacia del vostro
antivirus, potete usare i "falsi virus" messi a disposizione
dalle principali società antivirali. Si tratta di file innocui
che però contengono parti di codice presenti nei più diffusi virus ma rese
inoffensive. Scaricando questi file, o ricevendoli come allegati, il vostro
antivirus deve riconoscerli come virus. Verificare l'efficacia delle patch di Windows
è più difficile: il metodo da usare
varia a seconda del problema risolto dalla patch. Spesso Microsoft non spiega
esattamente qual è il problema risolto dalla patch e quindi è impossibile
creare le specifiche condizioni in cui la patch deve agire. Ci sono vari siti
dedicati alla sicurezza che offrono test per questa o quella patch (ad esempio
GRC.com offre un test per la patch DCOM), ma
le patch sono troppo numerose perché io riesca ad elencare qui ogni singolo
test disponibile. Non vi resta che sperare che la patch funzioni come
dichiarato. Purtroppo non
sempre è così. Grazie a Silver, riccardo, emenotti, stefano, matteoelst,
filippo.sim**e, placerenza e ai tanti altri lettori che hanno reso migliore
questo documento snidando i miei errori e i passaggi poco chiari. |
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