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Le
«Lolitaliane»
Quand'ero ragazzino, alla fine dei remoti anni Sessanta, il primo giorno
di scuola si raccontava com'erano andate le vacanze. Adesso si parla del
film "Thirtheen" - un fenomeno in America, presto in Italia -
che spiega "come una combinazione di pressione dei coetanei e
famiglie sfasciate, consumismo rampante e facile accesso alle droghe possa
spingere un normale adolescente oltre il limite". Il riassunto è
dell'«Economist» e, poiché mi sembra efficace, lo prendo a prestito.
L'articolo, apparso nella rubrica "Lexington", solleva una
questione interessante. Gli adolescenti americani - leggo - sarebbero
vittime di una disputa ideologica. I conservatori accusano i "liberals"
d'aver sfasciato la famiglia, anteponendo il "self-fulfilment",
l'autorealizzazione, alla responsabilità (negli Usa metà dei matrimoni
finisce col divorzio). I "liberals" accusano il
"capitalismo senza limiti" e l'assenza di strutture sociali.
Molte famiglie americane arrivano alla fine del mese solo se entrambi i
genitori lavorano. E' ovvio che un ragazzino su quattro, rientrando, trovi
la casa vuota, con le conseguenze del caso. Invece di stabilire chi ha
ragione, chiediamoci se in Italia corriamo questi rischi. A giudicare dai
piercing prepuberali e dell'aria strafottente e disperata di molte
teenager, qualche preoccupazione è legittima. L'uscita di "Thirteen"
(in novembre) convincerà giornali e tivù ad affrontare la questione.
Alcuni, imitando "Sette" (bell'articolo di Marina Terragni),
proveranno a ragionarci sopra. Altri ne approfiteranno per offrire la
solita Thailandia mentale a uomini che, di quelle povere "lolitaliane",
potrebbero essere i papà o i nonni. Nell'attesa, tentiamo di rispondere a
un paio di domande. La prima: quest'adolescenza aggressiva è nuova e
pericolosa, o è solo una versione postmoderna della nostra? Anche noi in
fondo, nelle festine catacombali con le tapparelle abbassate, facevamo
cose che i genitori non dovevano sapere. Però vodka e pasticche non
c'interessavano (eravamo fermi a coca-cola e tic-tac). E il «sesso»
(virgolette obbligatorie) era soprattutto un esercizio d'apnea mentre
risalivamo una camicetta.
Qualcuno, leggendo, dirà: quante storie! Da che mondo è mondo i
ragazzini combinano guai. Vero. Ma da che mondo è mondo gli adulti
cercano di ridurre i rischi. Non s'accontentano di vendere qualche copia
in più mettendo una bambinetta seminuda in copertina, o di guadagnare
qualche telespettatore facendole muovere il sedere. Vi starete chiedendo:
allora cosa possiamo fare, per aiutare i nostri figli e nipoti? Se lo
sapessi, mi sarei promosso guru e avrei fondato una setta. Avendo solo un
po' di spazio su un giornale, dico che si può cominciare con un esame di
coscienza. Perché un po' di responsabilità dobbiamo prendercela, di
fronte alla confusione di questi nuovi piccoli italiani. Riprendiamo la
distinzione americana. I "liberals" nostrani dovrebbero
ammettere che alcune scelte (personali, familiari) sono frutto di egoismo
incipriato da belle parole: va bene sentirsi realizzati, ma questi
ragazzini hanno bisogno di papà e di mamme (della nostra presenza, del
nostro tempo, delle nostre sfuriate). I conservatori devono ammettere che
mercato e famiglia non bastano. Occorre una società che ci aiuti e una
scuola che intervenga. E' assurdo che i tredicenni vengano sputati fuori
dalle medie a metà giornata e lasciati a se stessi, se i genitori
lavorano. Ricordo che anni fa si faceva un gran parlare di "tempo
pieno": è passato di moda? Per fortuna c'è lo sport, e i buoni
vecchi oratori s'inventano qualcosa. Ma non basta.
Pensate che faccia del catastrofismo? Dite che i nostri figli se la cavano
da soli? Da quanto sento e vedo, non sono sicuro. Mi sembra che gli
adolescenti di oggi abbiano i mezzi per farsi del male: e alcuni - non
tutti - intendano usarli. Noi adulti - ripeto - dobbiamo avere la fantasia
e il coraggio di impedirglielo. Non con le prediche: con le idee e coi
fatti. Perché io le ho viste, le teenager inglesi con la minigonna
all'inguine, cariche di borchie e di kajal, mamme a quindici anni e donne
a diciassette. Non è un bel vedere.
Articolo scritto da B.S.
K.P.
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