Neil

 
 
Camerino buio, oggetti alla rinfusa.
Fogli, caffè.
C’è silenzio, qui dentro, e fuori grida.
Aspettano eccitati come sempre.
Nessuna emozione, nessun dolore.
Anche stanotte le braccia non tradiranno,
e gli amici mi aspettano.
Giù da questa poltrona rancida.
Cappello in testa, via.
 
	Buio sul palco. Scala…sgabello…pronto.
	Luci calde all’improvviso, da bruciare,
	e grida assordanti che inondano.
	La musica preme pesante sulle mie braccia,
	occhi su di me.
	Ogni applauso, ogni fischio
	mi percuote e mi scrolla.
	Musica.
 
Al parco, lì dietro alla stazione,
c’è il solito strano odore
d’erba e terra bagnata.
Ma è bello star qua anche solo poche ore,
con voi.
Hai portato tutto, eh?
Accidenti Jacquy …il vino!
il vino!
 
	YYZ.
	Da trent’anni su mille palchi
	con mille e mille persone
	e gli occhi che quasi mi si chiudono,
	umidi di sudore e lacrime.
	Parole zero – assolo.
 
Apro la borsa e mangiamo
poche cose affrettate.
Il solo stare insieme ci sfama,
solo stare insieme.
“Papà, sei grasso! non mangiare!”
“Sel, vieni qua, brutta…se t’acchiappo!”
 
	Applauso, per me.
	Non mi alzo, non vorrei forse essere neanche li.
	Il mio volto si chiude agli occhi avidi dei fans,
	la testa vibra.
	Polvere, su tutti noi, grigia e soffocante
	che ci copre, che vi copre e nasconde.
 
Ci rotoliamo sulla collina,
siamo sporchi e stanchi.
A casa, adesso.
“Papà, dai, restiamo ancora qui!”
“Dai, Neil, solo un po’…”
Torniamo, adesso, torniamo.
E scroscia, l’acqua della doccia in cortile.
Ci schizziamo.
 
	Fine dello show.
	I musicisti.
	“…on the drums…Neil -the Professor- Peart”
 
Ehi, voi! Ehi!
Non ve ne andate, Dio…no!
 
	Mi alzo stanco e vuoto.
	Solo voi due, davanti a me.
 
Selena…
…Jacqueline…
Un “crac”, un lampo.
Uno strappo.
Un grido solo.
Come se tutto non fosse mai stato.

zim

 

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