9 ottobre 1963 ore 22:39, Diga del Vajont

 

 

Ringraziamo l'autore che ci ha permesso di pubblicare le parole che seguono! Anche questa è per non dimenticare.

“…arriva questo vento umido, schifoso ma strano vento che porta una strana specie di acqua, polverosa, bagnata che macchia i vestiti che cava il respiro, un’acqua ….è strano…. è un vento che non è come il vento di solito che arriva, smette, fa un colpo, ricomincia: questo vento come inizia non smette più. Spinge e aumenta, spinge e aumenta, spinge a aumenta …e cristo, non è vento questo! E porta un odore, ma neanche avessero scoperchiato tombe; che cos’è una cantina maledetta? È un pistone marcio che spinge avanti l’acqua. Questo è qualcosa che pare….. LA DIGA!!!”

Il racconto del Vajont – orazione civile composta da Marco Paolini e Gabriele Vacis –

 

Un morbido schianto sul far della notte,

la roccia spezzata e dopo il silenzio.

Quasi una pausa fra antiche gavotte

coi sensi smarriti da dosi d’assenzio.

 

Quei lampi di luce alle falde del Toc

sembrano tradire un mondo che muore,

fra strani colori filtrati in capoc

un folle presepe intriso d’algore.

 

Ed ora il fragore d’un monte che crolla.

Un’onda che esplode dal lago violato

con Erto salvato da magica bolla

Casso che è stato appena sfiorato;

ma laggiù nella valle c’è Longarone,

in quattro minuti l’ondata immane

travolge le case smembrando persone

e dopo soltanto silenzio e bardane.

 

Il mattino rischiara distese di fango,

un nuovo paesaggio d’attonito oblio.

Un vecchio scava un tumulo oblungo

e rivolge sconforto a chissà quale dio.

 

Sul Piave che porta quei poveri resti

mancan i pali per raccogliere i corpi

asciutti gli occhi e sfiniti nei gesti

sono fantasmi dagli animi storpi

 

 

Caino

12/10/2009

 

 

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