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Ringraziamo l'autore che ci ha permesso di
pubblicare le parole che seguono! Anche questa è per non dimenticare.
“…arriva questo vento umido, schifoso ma strano vento che porta una strana
specie di acqua, polverosa, bagnata che macchia i vestiti che cava il
respiro, un’acqua ….è strano…. è un vento che non è come il vento di
solito che arriva, smette, fa un colpo, ricomincia: questo vento come
inizia non smette più. Spinge e aumenta, spinge e aumenta, spinge a
aumenta …e cristo, non è vento questo! E porta un odore, ma neanche
avessero scoperchiato tombe; che cos’è una cantina maledetta? È un pistone
marcio che spinge avanti l’acqua. Questo è qualcosa che pare….. LA
DIGA!!!”
Il
racconto del Vajont – orazione civile composta da Marco Paolini e Gabriele
Vacis –
Un
morbido schianto sul far della notte,
la
roccia spezzata e dopo il silenzio.
Quasi una pausa fra antiche gavotte
coi
sensi smarriti da dosi d’assenzio.
Quei
lampi di luce alle falde del Toc
sembrano tradire un mondo che muore,
fra
strani colori filtrati in capoc
un
folle presepe intriso d’algore.
Ed
ora il fragore d’un monte che crolla.
Un’onda che esplode dal lago violato
con
Erto salvato da magica bolla
Casso che è stato appena sfiorato;
ma
laggiù nella valle c’è Longarone,
in
quattro minuti l’ondata immane
travolge le case smembrando persone
e
dopo soltanto silenzio e bardane.
Il
mattino rischiara distese di fango,
un
nuovo paesaggio d’attonito oblio.
Un
vecchio scava un tumulo oblungo
e
rivolge sconforto a chissà quale dio.
Sul
Piave che porta quei poveri resti
mancan i pali per raccogliere i corpi
asciutti gli occhi e sfiniti nei gesti
sono
fantasmi dagli animi storpi
Caino
12/10/2009
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