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Ultimamente ho letto di un uomo
incinto.
Poi di una pillola per bloccare le mestruazioni e farle arrivare solo a
richiesta.
Ogni giorno la scienza sforna una diavoleria nuova (o la tecnica, se si
vuole: tanto la tecnica non è che il braccio armato della scienza).
Che inventeranno domani? Vassapere.
Però una cosa mi piacerebbe suggerirla ai soloni dei laboratori.
Il membro portatile.
Il Mobile (mobail) Penis.
L’Uccellulare, in italiano.
Di che si tratta? È presto detto.
L’idea parte da una considerazione: il maschio è dotato per natura sotto
la pancia di una specie di rubinetto che ha un duplice scopo, urologico
e sessuale.
Può fungere da terminale orinatorio o per spargere seme e godimento.
Nella sua prima finalità è ampiamente superfluo. Le donne non ce l’hanno
e pisciano benissimo.
Il suo secondo utilizzo, statistiche alla mano, è rigorosamente
minoritario.
Per pochi e sporadici (a volte episodici) minuti, ancorché di
straordinaria intensità, viene utilizzato per la vana ricerca di una
felicità effimera, propria e di una femmina.
Serve per uno scopo (insit iniuria verbo) incommensurabilmente
piacevole: si, ma quanto e quando? Poco e poche volte. La lingua lavora
assai di più intorno al sesso: la lingua intesa come organo di
fonazione, of course.
Allora: vale la pena portarselo sempre appresso, come il telefonino che
ci inguinzaglia ai nostri impegni?
Io dico di no.
Ne abbiamo già a sufficienza di cianfrusaglie rompipalle: mazzi di
chiavi a profusione, occhiali, cellulare, portamonete dei centesimi,
tessere varie, biglietti dell’autobus, cartuccelle, fazzolettini.
Ci manca solo il pisello.
Prendiamo il tempo del lavoro. Che ce ne facciamo in ufficio,
sinceramente? Non potremmo lasciarlo a casa, nel comodino, avvolto nella
sua pelle di daino come il paio di mezzelunette di riserva? I
In ufficio uno si alza e si siede, si siede e si alza, pratica dopo
pratica, fotocopia dopo fotocopia, armadio dopo armadio. E troppe volte
‘sto coso va risistemato in maniera acconcia, ma discreta, senza dare
nell’occhio ma con risolutezza. In presenza di colleghe! Che fatica! E
che perdita di tempo…
E nello scorcio di vita dedicato ai bambini, serve? Nemmeno. A tavola?
Neanche a parlarne.
Va a finire che per la maggior parte della vita ci portiamo dietro (si
fa per dire, ci portiamo davanti sarebbe più corretto) un’appendice
inutile se non decisamente inopportuna e scassasestessa.
Ecco allora l’idea meravigliosa, che non si deposita sulla medesima
testa che ha reso celebre Cesare Ragazzi.
Ricerchiamo il metodo chirurgico per estirpare il membro alla pubertà,
fargli un attacco, magari a baionetta come quello degli obiettivi
fotografici (non USB, c’è il pericolo che si scolleghi nel momento meno
indicato) e adattare il basso ventre a ricevere il “mobile”.
Questa sarebbe la vera, definitiva rivoluzione.
Ma ve l’immaginate? Via sospensori e conchiglie in palestra. Bambini con
licenza di scalcio mentre li carichi in braccio. Uffici senza imbarazzi
di fronte alla collega troppo minigonnata. Niente colpi dolorosi sugli
autobus affollati.
L’ambasciator non porterebbe più pene, ma nemmeno un macellaio, o un
idraulico, o un promotore finanziario. Tutti in giro senza fardello
inutile, niente malintesi o sottintesi o malizie con le donne e nemmeno
cialtronerie, gare sbruffone e battutacce infami con i compagni di
goliardia.
Una pacchia e un avanzamento di civiltà.
In compenso, un attrezzo facilmente montabile per un dopocena
promettente, pronto all’uso, pulito, profumato alla lavanda in sacchetto
(per via del comodino), rilassato e privo dello stress da strofinio
nelle mutande.
Certo, onde evitare giochi poco ortodossi di scambi di attrezzo, con
conseguenti implicazioni morali e genetiche, ognuno potrebbe essere
collegato al suo e solo al suo uccellulare, che verrebbe dotato di un
PIN di allacciamento della baionetta.
Detta oggi, sembra una baggianata bella e buona. Ma trent’anni fa lo
sarebbero stati, qualora qualcuno li avesse ipotizzati, anche
l’implantologia dentaria o le protesi di Pistorius o la costruzione di
bambini negli uteri calcificati di vecchie streghe Nocciola.
Perciò, datevi da fare, cari scienziati.
C’è da farci la grana, con questa faccenda.
E non mi venite a dire che non c’è un cazzo da fare.
Bugiardi.
C’è, c’è.
Garibuja
Data pubblicazione 06/07/2009
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