|
Quando
l’incidente scoppia, tutto cambia.
Dapprima non lo si accetta. Poi, pian piano, ci si accorge che si può
campare anche senza un braccio, senza una gamba, o col volto deturpato.
Anche alla cecità si fa l’abitudine.
La
cosa meno facile è abituarsi alla mutilazione dell’intimità col proprio
compagno.
Quando capitò, ero una donna relativamente giovane.
Vivevo una relazione amorosa non più fresca e temevo di perdere per
sempre i gesti affettuosi, gli impeti sensuali, i momenti di ardente
felicità che erano stati essenziali al mio amore e al mio equilibrio
come l’aria è essenziale alla vita.
Generalmente si fa qualche passo, l’uno verso l’altro, quanti ne bastano
a una parvenza di recupero. Poi l’atto diventa routine e pian piano,
rinuncia, sino a scordare com’era stato prima. Come succede ai vecchi
coniugi che, del lontano fidanzamento, ricordano qualche episodio, ma
non i fremiti e i sospiri, caldi e lontani come l’ultimo giorno
d’estate.
Sorprendentemente, fu proprio il mio partner a moltiplicare le
sue attenzioni per me come un giullare innamorato inventa l’impossibile
per conquistare il cuore della bellissima principessa
Anche stasera sgancio gli attacchi del mio arto artificiale e lo ripongo
accanto al letto mentre lui s’incanta ad ammirare la mia silhouette
sospesa su una gamba sola e la paragona a quella elegante delle poetiche
gru che ricamano i tramonti sulle lagune. Poi cerca, con garbo,
d’imitarne le plastiche pose per convincermi di quanto sono bella.
Quando ci corichiamo, lui nasconde subito una gamba sotto il lenzuolo
per aderire il più possibile alla mia figura. Entrambi abbassiamo il
lume sul comodino. Io, per sfumare nella penombra la mia mutilazione,
lui per mitigare l’insolente diversità del proprio corpo bellissimo e
intatto.
Poi
mi si avvicina e m’accarezza dolcemente sussurrandomi parole sempre
nuove e incredibili: tu sei la mia febbre, la mia linfa, tu sei la mia
patria… e sembra stupirsi per come io accetto e ricambio il contatto con
quella sua sfrontata, arrogante integrità fisica.
Infine, con quattro braccia e tre gambe, ci avvinghiamo e ci amiamo.
Però,
non è sempre così. A volte mio marito russa così forte da dissolvere il
mio sogno d’amore e quel mio fantastico partner.
Questa notte non riesco a riprender sonno così mi alzo e cerco
inutilmente la mia protesi accanto al letto.
Allora ricordo che non esiste alcuna protesi perché la mia mutilazione
non riguarda la gamba.
Per
quanto atroce, il mio incidente è soltanto un’ordinaria amputazione
d’amore.
Full
http://www.neteditor.it/users/full
Data pubblicazione
23/06/2009
Su autorizzazione
dell'autore abbiamo inserito tra queste pagine il brano che segue.
Su sua esplicita richiesta sarà cura della redazione provvedere
all'immediata rimozione.
|