Questa domenica mattina..

 

Questa domenica mattina fa un po’ piu’ freddo, L’autunno e’ arrivato, lo aspettavo dopo questa estate lunghissima. Questa estate mi e’ sembrata piu’ lunga delle altri estati, il mio impegno per farla sembrare tale ha funzionato, volevo l’estate lunga come quelle di quando ero bambino. I ricordi da bambino sono sempre con il sole, sembra succedesse tutto d’estate. Solo la televisione era in bianco e nero. Sono le sette di mattina e sullo scooter il freddo si sente, mi sale dai polsi e mi gela le braccia, e’ inutile fermarmi non ho con me indumenti piu caldi da indossare, nemmeno rallento, sarebbe prolungare la tortura e poi, io, non mi fermo mai. Eppure oggi ho gia’ premuto il freno un paio di volte per fermarmi: ho gli occhi pieni di lacrime e non vedo bene la strada.
Nelle moto porto sempre piu’ attrezzi possibili, ho sempre con me una bombola anti foratura. La moto deve tornare a casa con te, deve tornare con te piu’ dell’automobile; la moto non ha sportelli, non puo’ offrirti ricovero ne puo’ difendersi. Ma oggi non e’ la moto che mi crea problemi, il problema e’ un altro e devo risolverlo, non devo fermarmi. Gli occhi continuano a lacrimare, non vedo bene, ma i temporali di questo inverno sono stati molto peggio. Erano i temporali notturni che ti bagnano tutto, ma proprio tutto, i fari delle auto che incrociavo accendevano tutte le goccioline sul parabrezza fino ad accecarti, mi dovevo appoggiare con il naso al parabrezza per vedere qualcosa, ma non mi fermavo. Ma oggi c’e’ il sole, e comunque non provo vergogna, vedere un motociclista che lacrima e’ normale. Il vento negli occhi fa questi scherzi. Ma oggi non c’e’ vento, ma gli automobilisti non possono saperlo. Non lo sa nemmeno mia madre che da qualche ora non c’e’ piu’. E questo io lo so. Il tempo e la malattia non sono stati clementi con te mamma, ma se torno con il ricordo a qualche estate fa, ti rivedo bellissima come eri. Con un vestitino comprato ai grandi magazzini facevi un figurone e non capivo perche’ rispondevi scocciata a chi ti chiedeva l’ora in continuazione e mi strattonavi via, non capivo nemmeno perche’ ti schernivi di fronte a chi si dimostrava fin troppo disponibile nei tuoi confronti. Lo capii quando cominciai anch’io a chiedere l’ora pur avendo l’orologio al polso. Eri bella mamma e poche ore fa hai sorriso ai miei figli per l’ultima volta. Ti ho rivisto bella come eri. Voglio fermarmi, anche perche’ non devo andare da nessuna parte, ma non mi devo fermare, dopo questo autunno arrivera’ l’inverno e dopo un'altra estate. Io non mi fermo.


Domenica 15 ottobre 2006
Bubbo

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