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Mia Figlia, si usa dire così e mi
piace dirlo di Sara anche se l’aggettivo possessivo nulla ha a che
vedere con Lei. Nessuno poteva possedere Sara. Il Suo era, e certamente
è ancora, uno Spirito Libero.
Che dire di Lei: il Suo sorriso che
metteva allegria, il Suo visino imbronciato che ti “stringeva” il cuore,
i Suoi sogni così grandi e così belli, il Suo spendersi per gli altri,
Greenpeace, le balene da salvare, il Mondo da rendere migliore, quel
Liceo Scientifico percorso con fatica e determinazione perché: “io farò
la biologa”, l’Amore per il Suo Otto ed i progetti già definiti di
futuro insieme, con tanti bambini, perché nulla doveva essere lasciato
al caso. Sapere, così giovane ed in una sorta di tragico presentimento,
di voler essere cremata per non togliere spazio agli altri.
Come può un padre parlare di Sua
Figlia senza cadere nella retorica dettata dall’amore? Meglio lasciare
le parole a chi l’ha conosciuta.
Elio
Lettera a Sara
C’eravamo tutti,
piccola grande Sara,
quella fredda
mattina di dicembre, là,
davanti ai
cancelli del Cimitero di Zinola.
attoniti,
increduli, disperati, ci siamo
stretti interno a
te, quasi volessimo
rompere quel muro
di vetro che ci ha
divisi così
fulmineamente e così inesorabilmente.
ed ora, negli
anni che verranno, quando
per S. Nicolò le
giostre giungeranno
di nuovo ad
Albisola, il nostro cuore
lacerato si
smarrirà di nuovo.
ma, allora, noi
sapremo ritrovare quell’entusiasmo
per la vita,
quella sensibilità,
quella cura per
l’amicizia, quel
profondo rispetto
della giustizia che
hanno
caratterizzato gli attimi della tua
breve vita e tu,
che sei improvvisamente
andata avanti, in
noi e con noi,
continuerai a
crescere.
La
mamma di Giulio
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