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Si parte.
E’ molto che aspettavo questo momento. La mia giulia non e’ piu’ la
macchina di famiglia da 11 anni. Ormai non si puo’ neanche considerare
una seconda macchina, che comunque non sarebbe certo un bell’appellativo,
sarebbe come di parlare di seconda moglie, quando la prima e’ ancora
viva. La giulia si muove rarissimamente forse ogni due tre settimane. E’
sempre ferma nei parcheggi piu’ o meno autorizzati nei dintorni di casa.
Al lavoro vado in vespa. Con la vespa recupero piu’ di un ora di tempo
libero al giorno ed arrivo sempre puntuale. Credo pure che questo
migliori la qualita’ della vita. Ma la giulia mi manca, quando torno da
lavoro la cerco con lo sguardo ed a volte allungo la strada per vederla.
Ai miei bambini la giulia non e’ molto simpatica, preferiscono l’espace.
Non posso biasimarli, L’espace e’ spazioso, ha l’aria condizionata e’
stata compagna di molti viaggi, inoltre come se non bastasse, una paio
di anni fa una renault 21 centro’ la giulia sulla fiancata sinistra con
grande spavento dei bambini. Ma ora si parte. Ho convinto mio figlio
Ludovico di 10 anni a partire per una gita di due giorni con me. Mia
moglie ed il figlio
piccolo
si organizzeranno in altro modo. E’ la prima volta che andiamo in gita
da soli, non so se saro’ un gradevole compagno di viaggio per lui, ma
credo che lui sai pronto. Da adesso la gita si chiamera’ viaggio.
Partiamo di lunedi’, il tempo e’ fantastico, questa prima settimana di
settembre ci regala un sole da piena estate. Alla giulia ho messo le
gomme nuove, per il resto ho controllato pochissimo. Ho verificato il
livelli, ho dato un occhiata alla cinghia. La spia dell’alternatore e’
sempre accesa, a volte si spegne, ma il circuito in entrambi i casi,
ricarica perfettamente. Questo non mi preoccupa, invece mi preoccupa
molto di piu’ la ruota sinistra anteriore che frena pochissimo. Se
dovro’ fare una frenata seria, la ruota destra tentera’ di bloccarsi e
la frenata sara’ piu’ lunga e sbilanciata. Ne ho parlato a mio figlio,
non ne sembra preoccupato, forse si fida di me. Forse non puo’ far
altro.
Non faremo autostrada, voglio viaggiare non voglio arrivare. Non ho
nessuna destinazione precisa, non ho prenotato nulla. Viaggiare e’
meglio di arrivare e, pensandoci bene, non so nemmeno se arrivero’ . Ho
nel baule una cassetta attrezzi ben fornita. Sono abbastanza esperto di
meccanica, ma, a parte qualche lampadina, non ho nemmeno un ricambio con
me. Vorrei avere almeno una coppia di puntine ed una cinghia, ma la
partenza e’ rimasta incerta fino alla fine e non ho avuto tempo. Ma
parto di un lunedì di settembre, tutti i ricambisti sono aperti..
Prendo la Salaria, vorrei arrivare a Campo Imperatore. La giulia va. Non
vibra piu’, le gomme nuove vanno benissimo. La spia dell’alternatore si
abbassa di luminosità ma non si spegne, so che e’ un contatto, comunque
dico a mio figlio di inserire nella presa dell’accendisigari il test per
batterie che ho acquistato al centro commerciale. Tutto ok..Arrivo alla
deviazione per Palombara Sabina. Ho scaricato da internet un percorso
che si inerpica all’interno del parco dei Monti Lucretili e che conduce
a delle rovine di antichi castelli. Saltiamo per due volte la traversa
indicata sulla mappa, anche se segnalata abbastanza esattamente. La
strada diventa sterrata. Presto la massima attenzione alla coppa
dell’olio, e’ il punto piu’ basso della macchina, certo che in confronto
alle notevoli altezze da terra delle auto sue coetanee, la giulia doveva
essere una sorta di supersportiva. Temo per le gomme, sono consapevole
che sono nuove e tenerissime. Sono piu’ soggette a raccogliere chiodi in
giro. Ma questa strada non presenta insidie del genere, il pericolo sono
solo i sassi. Adesso vorrei avere un fuoristrada. I fuoristrada sono
un'altra mia passione, ma sono sulla giulia e lontano da casa mia e da
altre case, siamo solo io, mio figlio di 10 anni e la mia giulia di 34
anni. Sono responsabile di tutto. Sbaglio strada due volte ancora,
adesso non posso fare inversione, la strada e’ troppo stretta. Non mi
fido di ripercorrere la strada in retromarcia, rischio di non vedere
bene le asperita’ e di impuntare o sganciare la marmitta. Su una curva
trovo lo spazio appena necessario per rimettere il muso nella direzione
giusta. Mi appoggio col baule ad una staccionata; e’ in legno non mi
fara’ male, mi fara’ male se vado con la ruota anteriore nella scarpata.
La salita si fa piu’ dura, la giulia sale tranquilla, il motore e’ un
2000 con i rapporti della 1300, si va su con un filo di gas. Ci appaiono
i resti della stazione di partenza di una funivia ormai dismessa. Voglio
visitarli, mio figlio risponde entusiasticamente alla proposta. Ludovico
si comincia a divertire. Fermo la giulia in salita, non c’e’ bisogno di
chiuderla non c’e nessuno in giro, ma le chiavi le tolgo. Do un occhiata
alle gomme e’ noto con sorpresa che la giulia con dei piccoli sbuffi se
ne va per la discesa. Il freno a mano non funziona ormai da anni. E’ la
prima volta che la giulia non rimane ferma in salita solo con la prima
inserita. Avro’ inserito la terza? Oppure ho sottovalutato la salita?
Risolvo nel modo migliore. Prendo il sasso piu’ vicino e lo metto sotto
la ruota posteriore, attendo che la giulia ci si appoggi come su di un
cuscino. La funivia e’ impressionante, ci sono ancora tutte le funi e le
minuscole gabbie nelle quali si poteva accedere in piedi al massimo in
due, sono praticamente incorporate dalla vegetazione. Le serrande della
stazione sono state forzate, sono state sfondate al centro, una parte e’
a terra ed una parte e’ appesa in alto. Entriamo, cerco di fare una foto
a mio figlio, devo retrocedere per allargare il campo, inciampo nel
rottame della serranda, mi sollevo d’istinto e do’ una fragorosa testata
allo spezzone di serranda appeso. Mio figlio ride con le lacrime agli
occhi. Ludovico si sta divertendo.
Proseguiamo la salita, raggiungiamo la piazzola dove possiamo
parcheggiare e proseguire il sentiero a piedi. Il sentiero e dritto e
sale perpendicolare su per la montagna, Fa’ caldo, guardo Ludovico e
domando. Che facciamo? La risposta non puo’ essere migliore. Andiamo
via, viaggiare in giulia non e’ poi cosi’ male. Viaggiamo con i
finestrini aperti, a differenza delle moderne vetture climatizzate,
nella giulia possiamo apprezzare in pieno anche i profumi del viaggio,
qualcuno concima ancora con il letame, speriamo di sentire anche altre
fraganze. E’ mezzogiorno fa caldissimo, e’ il momento di spiegare a
Ludovico l’utilita’ dei deflettori. Non puo’ conoscerli, sono scomparsi
dalle auto moderne piu’ di venti anni fa’. Gli piacciono, li ruota, ci
gioca a lungo, lo vedo godersi il vento ad occhi chiusi, comincia a
coniugare il verbo deflettere e mi domanda se l’aria viene deflett...
defles… se insomma se l’aria arriva fino a me. Si mi arriva, ma gli dico
anche che insieme al vento della corsa possono giungere anche gli
insetti raccolti dal parabrezza. Dopo qualche minuto il deflettore e’
accuratamente chiuso.
Al fianco di un salitone della Salaria noto un Bar paninoteca porchetta
ecc. Ci fermiamo a fare uno spuntino. La ragazza ha gli occhi verdi ed
e’ gentile. Ci sediamo fuori. Ludovico ha ordinato delle salsicce
arrosto. Le ordinera’ per tutto il viaggio, e’ monofago come il panda
gigante delle montagne. Dal tavolo a fianco si alza un vecchio tutta
panza e dal viso bruciato dal sole, saluta la barista e si avvia
claudicando leggermente verso un vecchio camion fiat. Il fiat e’ della
serie 600 non so cosa sia precisamente ma avra’ la stessa eta’ della
giulia, e’ verniciato di un celeste acceso, e’ tenuto bene. Mezzo giro
di motorino di avviamento ed il grosso diesel e’ in moto. In 20 metri
mette tre marce e prende lentamente velocita’. Lo spuntino e’ finito,
riporto i bicchieri dentro il bar, la ragazza mi saluta con un “ciao,
ciao ci vediamo”. Mi ha salutato con un gran sorriso, come si saluta uno
che passa tutti i giorni e si spera di salutare anche domani.. Resto
interdetto, gli occhi verdi ce li ha lei, io no. Faccio notare a
Ludovico che appena fuori da Roma la gente e’ diversa. Al parcheggio una
coppia con una classe A mi chiede di che anno e’ la Giulia. Si riparte,
squilla il cellulare di Ludovico, so che questa e’ la prima telefonata
della mamma; Va tutto bene mamma, sai mamma che qui la gente e’ diversa
da Roma sono tutti gentili! Sono soddisfatto, mio figlio ha capito un
concetto che gli ho espresso in quattro parole e si sta guardando
intorno. Ci fermiamo brevemente a Rieti. Ci rimarranno impresse le
trasparenti acque del Velino. La giulia non perde un colpo, su una
montagna davanti a noi e’ impressa la scritta DUX . E’ disegnata con
degli alberi, alcuni sono stati sapientemente abbattuti fino a far
apparire la scritta. Saranno passati piu’ di 60 anni e la scritta e’ in
perfette condizioni. Credo che da queste parti qualcuno fa della
manutenzione. Pranziamo ad Antrodoco. Un gioielliere ci ha segnalato la
trattoria. E’ Alfista anche lui ha una 164 e si e’ informato sulla eta’
e sulla cilindrata della giulia. Dopo L’Aquila deviamo per Campo
Imperatore. Faccio il pieno di super a 98 ottani, mi aspettano
chilometri di salite e non voglio che il motore batti in testa. Sulla
sinistra ci appare una sorgente con tre canelle da cui sprizza
dell’acqua che mi appare freschissima. Ci fermiamo con il muso della
giulia in direzione della sorgente. L’acqua e’ freschissima ne beviamo
dei bei sorsi e riempiamo una bottiglia di plastica da un litro e mezzo.
Devo riprendere il viaggio ma la giulia e’ puntata verso la sorgente e
la strada e’ dietro di lei, noto che ho parcheggiato su uno sterrato. E’
la situazione ideale per una partenza spettacolare. Avverto Ludovico che
stiamo per fare una bella partenza. Non dovrei farlo, fino adesso ho
rispettato la meccanica ed ho guidato come uno choffeur, ma lo faccio.
Sterzo tutto a sinistra da fermo, motore imballato e su la frizione! La
ruota anteriore sinistra fa da perno la giulia vibra e ruota su se
stessa, controsterzo a destra e la giulia e’ perfettamente allineata
alla strada, guardo verso destra e mi vedo un camion che sopraggiunge
seguito da altre auto. E’ troppo vicino devo inchiodare e farlo passare.
In quel momento mi vedo avvolto in un nuvolone di polvere, lo stesso
nuvolone che avvolge un altro automobilista che si e’ fermato ad
attingere alle fresche acque della sorgente, chiedo scusa e riparto.
Ludovico ha notato che quel signore in risposta mi ha mandato a quel
paese. A quello brutto pero’. Capito papa’?
Non era un alfista.
La strada per Campo Imperatore e’ bellissima, cose del genere non le ho
viste neanche in Trentino e siamo solo a pochi chilometri da Roma.
Arrivati a Campo Imperatore prendo una stanza nell’ostello che altro non
era che la vecchia stazione di arrivo della teleferica. Ci sono due
letti a castello e la stanza e’ minuscola, non c’e’ televisione. C’e’
troppo silenzio qui, credo di non essere abituato. Mi ricordo che nella
giulia c’e’ una vecchia radio Grundig Miniboy sua coetanea, mi
addormentero’ con lei. La pagai 5.000 lire qualche anno fa, Aveva il
cordino della scala parlante rotto, lo riparai alla perfezione. Nel
black out nazionale di due anni fa mi fu utilissima. Ma oggi la scala
parlante si blocca a meta’ strada. Un po’ mi maledico, se mi fossi
portato una delle dieci radio che ho a casa , l’hi pod , o le cuffiette
non avrei avuto problemi. Ma la vecchia Grundig prende comunque la RAI e
delle stazioni locali molto gradevoli, non ho bisogno di altro, anche
lei come la giulia alla fine il suo lavoro lo fa..
Ci svegliamo presto, abbiamo dormito male, alle 4 ci siamo svegliati
entrambi, sapro’ in seguito che anche il resto della famiglia a Roma si
e’ svegliato alla stessa ora. Non so se ci sia stato un motivo.
Al mattimo ci incamminiamo su per la montagna, spesso guardo se la
giulia e’ visibile nel parcheggio. Siamo a 2.000 metri ma il caldo si fa
sentire. Il paesaggio e’ incantevole . Dopo due ore siamo di ritorno.
Voglio tornare a Roma per un'altra strada, torneremo prendendo la
Tiburtina. Da L’Aquila deviamo per Avezzano, la strada si inerpica fra i
boschi dell’Appennino. Ad un tratto vedo una macchina che si attacca al
paraurti. E’ troppo vicina, schiaccio l’accelleratore per distanziarla e
tiro la terza. Davanti a noi c’e’ un lungo e stretto rettilineo in
salita, quando la terza e’ prossima al fuori giri la macchina mi e’ di
fianco, metto la quarta e la macchina mi e’ sempre affiancata, non
voglio mettere in difficolta’ l’altro automobilista, devo agevolargli il
sorpasso e premo sul freno, ora vedo che si tratta di una Opel Vectra,
ma vedo pure che il tizio vuole correre, bene. La strada e’ in salita e
non rischio con i freni, si corre. Arrivano i tornanti, scalate,
frenate, doppie, la Giulia si corica e sbanda leggermente, devo remare
con il volante e tenerlo con forza. Le gomme nuove inchiodano la giulia
terra. Mio figlio si accorge che correre in auto e’ diverso dal correre
con i giochi della PLAYSTATION, credevo che avesse paura ed invece si
diverte. Non so se sto facendo una cosa giusta. Non vedo piu‘ la Opel,
anche se si era presa un bel vantaggio all’inizio, dovrei almeno
intravederla, con queste curve non si puo andare piu’ veloce di cosi’.
Ludovico mi dice che abbiamo passato i cento all’ora su questa strada e
che forse la Opel ha girato ad un bivio che abbiamo appena passato.
Rallento. Ludovico e’ eccitato mi rifa’ i versi del motore, gli dico che
il mio amico Felice ha modificato le sue Alfa con i cornetti di
aspirazione che migliorano l’accelerazione e fanno diventare il rumore
del motore come quello dei giochi delle PLAYSTATION. Ludovico vuole la
modifica.
Torniamo verso Roma, fa caldo, ho la schiena completamente bagnata di
sudore. Forse per questo l’ALFA ha chiamato questo tessuto CINGHIALE
MAREMMA. Ho sopra la schiena il sudato ventre di un cinghiale, l’assioma
non e’ gradevole, ma da questi pensieri da viaggiatore stanco, vengo
risvegliato da un toc proveniente dal volante, si ripete nelle curve.
Deve venire dalla scatola di sterzo. Ho esagerato, ho rotto qualcosa
durante il gran premio della montagna. Lo dovevo immaginare, mi ero
ripromesso di risparmiare la meccanica, ma sono sempre lo stesso
smanettone.
Faccio attenzione, dopo i freni ora anche lo sterzo. Tempo fa una
citroen 2cv mi lascio’ senza sterzo e la cosa e’ molto brutta. La
macchina senza sterzo e’ incontrollabile, e’ meglio perdere una ruota.
L’unica cosa che mi conforta e’ che ho i freni difettosi, nella seppur
remota ipotesi che rimanessi senza sterzo, la frenata porterebbe la
macchina verso il margine di destra. Sempre meglio che andare a sinistra
e fare un frontale.
Ci avviciniamo a Roma, arrivano le fabbriche, i paesi dei pendolari,
vedo i visi slavati degli extracomunitari dell’est che camminano con le
buste mezze vuote dei discount. Il traffico si fa piu’ frenetico e
cominciano i primi colpi di clacson. Non e’ una bella vita, ma questa in
fondo e’ anche la mia vita. Toc! Lo sterzo mi risveglia dai miei
pensieri. Non e’facile trovare una scatola sterzo come ricambio, forse
ho danneggiato gli attacchi alla scocca, sono di essere nei guai. Arriva
il raccordo Anulare e’ con lui finiscono le strade sconosciute. Il
viaggio e’ finito. A me ed a Ludovico ci sono mancati rispettivamente la
moglie ed il figlioletto e la mamma ed il fratellino e noi siamo mancati
a loro. Ludovico ha salutato la mamma con entusiasmo ed al fratellino ha
detto: lo sai che papa’ modifica la Giulia con delle cose che non ho
capito ma fanno un bel rumore? Abbiamo percorso poco piu’ di 500 km ma
siamo soddisfatti del nostro viaggio lungo e avventuroso. Ludovico si e’
divertito e da ora in poi il nome Giulia iniziera’ per maiuscolo.
Il giorno dopo Ludovico e’ disponibile ad aiutarmi a sistemare la
Giulia, non l’aveva mai fatto prima. Apro il cofano e faccio ruotare lo
sterzo da Ludovico. Noto che la scatola dello sterzo si muove
leggermente, ma si muove anche il coperchio superiore, due dei quattro
dadi sono lenti. Dopo averli stretti mi ricordo anche che nella scatola
sterzo e’ contenuto dell’olio. La scatola e’ quasi vuota e ne aggiungo
circa 0.2 litri. Facciamo un giro di prova, e la Giulia non fa’ piu’ Toc!
Ed incredibilmente frena abbastanza dritta. Io, Ludovico e la Giulia ci
vogliamo piu’ bene.
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